In un mondo che non ci vuole più, canterò di più. 

Il sole collassò, la luna si mise a piangere e le foreste divampavano di fiamme diaboliche. Gli uomini si rannicchiavano sotto le onde di sangue generate dall’oblio. La terra era intrisa del vuoto generato dagli animi degli spiriti impazziti, le tenebre divampavano in ogni angolo del mondo fino ad allora conosciuto. 

“Canterò di più, canterò di più!” Urlavano gli ultimi uomini rimasti. Gli eroi dell’eta oscura che nonostante tutto, avevano mantenuto il fuoco ardente nei loro cuori induriti dall’avanzare del buio. 

Allora discese dal cielo, un lampo di luce, di una luce color argilla. Gli ultimi uomini lo colsero e con esso possedettero un’ arma, finalmente, per affrontare le orde di demoni infinite. 

Il cielo si mise a cantar con essi, mentre impavidi trafiggevano le mandrie di bestIe disperate per riportare ordine a quello che era un creato in procinto di morire. Il tutto non era diverso da una battaglia cosmica, manifestata questa volta nel dominio della materia. Alcuni degli uomini morivano sotto i piedi dei degenerati mentre altri roteavano il tuono incatenato all’etere massacrandoli. 

Budella infami sguazzavano nel cielo grigio, uomini celesti venivano trafitti e calpestati dalle orde. 

Su un colle oramai non rimaneva che un manipolo di gloriosi circondati da ogni dove. 

Il lampo ario brillava negli occhi divini di quelli esseri umani che di umano poco più avevano. Essi si manifestavano come una forza siderea, come un cinghiale che carica il nemico impavido al morir e gli occhi iniettati dal siero marziale.

Guardano il cielo e invocano il dio padre, che risiedeva nella sua immobile dimora uranica, e pronunciarono parole da odor di fato : “ O Iuppiter, concedici altre morti così in infinite altre vite, e noi non sapremo più come ringraziarti di tanto onore!” Unendosi in forza a testuggine, insieme ai fauni dei boschi, le ninfe, gli spiriti dei fiumi e dei laghi, le anime delle montagne, il soffio degli avi, il canto del potere primordiale si insediò con potenza dilaniante nei loro petti e scalciando il terreno come giovani tori, discesero dal colle scagliando saette. 

Insieme a loro, dal cielo, giunsero due gemelli divini, di ineguagliabile bellezza, portatori di maestà e di vittoria, figli del dio uranico. Insieme a loro si schiantarono nel buio rosso dell’orda, discendendo tutti insieme negli inferi per conquistare il trofeo degli animi puri, quello che brillava di smeraldo e di diamante purpureo, per riportarlo in cielo, dimora di tutti loro.